Immigrazione. Tavolo Asilo contro accordi Italia-Sudan

Roma 27/09/2016

Secondo le Organizzazioni del Tavolo Asilo, di cui le Acli fanno parte, l’accordo di polizia del 3 agosto tra il Governo italiano e quello sudanese, ad oggi non ancora reso noto né ratificato dalle Camere, si pone in contrasto con principi di diritto interno e internazionale, tra cui in primis il divieto di refoulement...

In base a questo accordo, il Memorandum of Understanding, 48 cittadini sudanesi - denunciano le organizzazioni - sono stati espulsi dall’aeroporto di Torino lo scorso 24 agosto, molti dei quali provenienti dalla regione del Darfur. Ciò è accaduto nonostante l’Italia abbia l’obbligo di non trasferire persone verso paesi dove corrono un rischio concreto di gravi violazioni dei loro diritti umani.

Le organizzazioni del Tavolo Asilo denunceranno pubblicamente le violazioni di legge degli accordi “segreti” firmati dal governo italiano, le loro conseguenze sulla vita e sulla libertà delle persone, anche a partire da testimonianze dirette delle persone coinvolte nei rimpatri forzati, nel corso di una conferenza stampa che si terrà a Roma, il prossimo 27 settembre presso la Sala Nassiriya di Palazzo Madama.

Alla conferenza stampa interverranno i rappresentanti delle organizzazioni che fanno parte del Tavolo Nazionale Asilo: A Buon Diritto, Acli, Amnesty International, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, Cir, Cnca, Comunità di S. Egidio, Fcei, Medu, Msf, Oxfam Italia, Save The Children, Senza Confine e UNHCR (invitato permanente).
(Fonte: Acli)


Il principio di non-refoulement
La Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, all'art.33, sancisce il principio di non-refoulement prevedendo che "Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche".
Il divieto di respingimento è applicabile a ogni forma di trasferimento forzato, compresi deportazione, espulsione, estradizione, trasferimento informale e non ammissione alla frontiera. È possibile derogare a tale principio solo nel caso in cui, sulla base di seri motivi, un rifugiato venga considerato un pericolo per la sicurezza del Paese in cui risiede o una minaccia per la collettività.
Tale principio costituisce parte integrante del diritto internazionale dei diritti umani ed è un principio di diritto internazionale consuetudinario.


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